
mercoledì 7 ottobre 2009
Kiss

martedì 17 marzo 2009
Il Progressive Italiano n.3

Difficile descrivere minuziosamente questo album. Contiene due lunghe suite di venti minuti l'una e un brano che funge da introduzione del secondo lungo movimento. Oro Caldo, il primo brano, comincia con un canto mediterraneo sopra un accompagnamento tribale, mentre verso il secondo minuto comincia la prima (di numerose) sfuriata elettrica dove un ottimo Danilo Rustici compie mirabolanti fraseggi di chitarra. Tutto il brano si regge su questa alternanza di piano/forti, momenti più intimi dove risalta il flauto, arpeggi che ricordano i Genesis più tranquilli in contrasto a crescendo dove l'intero gruppo compie un ottimo lavoro di cucitura tra i
vari strumenti perfettamenti amalgamati. Seguono inserti di Moog e sax sotto un testo decisamente poetico. Gli echi, se proprio vogliamo trovarli (ma solo per farsi un'idea), sono quelli dei King Crimson di In The Wake Of Poseidon, i Jethro Tull di Thick As A Brick e la chitarra wah di matrice Hendrixiana, alle volte, di chiara ispirazione Robert Fripp, altre volte. Notevole a metà del brano un lungo intersecarsi di flauto e chitarra molto distorta che sfocia poi in un blues lento e sanguigno.
Stanza Città è il punto di raccordo tra i due brani. Un pezzo orientaleggiante con voci registrate al contrario (molto in voga all'epoca) e flauti che sfocia direttamente nella lunga suite Animale Senza Respiro. Che dire di questo brano se non che è un capolavoro assoluto? Ha un inizio dai toni decisamente gravi, un arpeggio soffuso di chitarra che sorregge le prime strofe cantate fino all'entrata della batteria. Poi la prima sfuriata di chitarra e la seconda parte del brano, più serrata, dalle tinte hard, jazz e fusion. Questa volta il riferimento va ai Soft Machine più lisergici e pesanti. Di indubbia bellezza il riff di sax e chitarra che ricorda vagamente i King Crimson del primo disco. Il brano nel complesso è decisamente più duro, meno sognante del precedente, un vero e proprio atto di maestria da parte di questo splendido gruppo. Termina con lunghe note di Moog, tappeto per gli assolo di chitarra e flauto (non mi dilungherò troppo su questo brano perchè, è ovvio, va ascoltato completamente per farsene un'idea compiuta).
Voto: 10/10 Un disco assolutamente perfetto, imperdibile per ogni appassionato di progressive italiano o estero che sia.
giovedì 12 marzo 2009
Il Progressive Italiano n.2

mercoledì 4 marzo 2009
Il Progressive Italiano n.1

mercoledì 28 gennaio 2009
Black Rebel Motorcycle Club

martedì 2 dicembre 2008
Guns N' Roses

Come potevano mancare all'appello i Guns'n'Roses?
Non potevano.
Cercherò di essere il più obiettivo possibile. Sono un fan del gruppo, uno di quelli che ritiene Appetite For Destruction uno dei più bei dischi mai registrati da un gruppo di alcolizzati drogati. Ho apprezzato anche il doppio Use Your Illusions e collezionato una certa serie di bootleg dal vivo della band perchè in concerto i Guns erano veramente eccezionali.
Poi si sono sciolti (dopo The Spaghetti Incident?), Axl ha preso i diritti del gruppo e ha cominciato, nel 1994, ad annunciare Chinese Democracy....
Sono passati quindici anni dall'ultimo disco dei Guns e il 21 novembre esce 'sto Chinese Democracy, il disco rock più attesto del millennio (non da me sinceramente... una volta uscito Black Ice e Motorizer ero giù più che soddisfatto...).
Ebbene io il 21 a sera mi precipito alla discoteca laziale e mi prendo tutto soddisfatto la mia copia del disco. Una volta in mano, il disco detiene già un record: ha la copertina più brutta che io abbia mai vista. Vabbè, non disperiamo. Metto il disco nel lettore della macchina, al settimo cielo, parte l'intro del primo brano, Chinese Democracy, e mi ritengo vagamente soddisfatto: il sound fa schifo, il rock'n'roll è andato, ma almeno spinge.
Dal secondo brano in poi è stato tutto a scendere: una ballad dietro l'altra, un'accozzaglia di suoni industriali (If The World), ritornelli degni delle migliori Spice Girls (emm, no, non è un complimento) e chitarre orrende (piccolo appunto: Robin Finck, chitarrista, ha suonato coi Nine Inch Nails quindi, con tutto il rispetto, che c'entra coi Guns?).
Sono rimasto profondamente deluso. Quindici anni pe sta cacata?!? L'album, per farla breve, è questo: un continuo cercare la moderna Don't Cry, o la nuova November Rain.
Che tristezza. Quattordici brani noiosissimi e inconcludenti, che non acchiappano, che lasciano con l'amaro in bocca.
Che delusione.
Tre brani decenti: Chinese Democracy, There Was A Time, Sorry. Il resto va bene per le ragazzine di oggi, quelle che vanno appresso a Linkin Park e al cosidetto pseudo metal...
martedì 18 novembre 2008
Parliamo dei Queen come se fossero un gruppo rock

Chi mi conosce sa del mio assolutamente non mascherato disprezzo verso la band inglese. Per chi non mi conosce ecco la spiegazione legata alla storia del gruppo, il tutto scritto considerando i Queen da un punto di vista rock (quindi senza compromessi). Molti si ritengono estimatori del gruppo solo perchè conoscono i brani più famosi, ma quanti hanno ascoltati TUTTI i dischi della band? Bene, io li ho ascoltati tutti (non me ne vanto, ci mancherebbe, me ne vergogno quasi...) ed ecco come stanno le cose. I Queen nascono come un gruppo rock blues come all'epoca (si parla del 73) ce n'erano a bizzeffe. In più degli altri i Queen avevano un gusto assolutamente kitch di comporre musica e uno stile anonimo e completamente privo di originalità. Abbracciano il credo glam che spopolava all'epoca e continuano come imitatori di David Bowie, inseguendone le sonorità e addirittura le scenografie. I primi due dischi sono rock senza tanti fronzoli, ascoltabili, ma che non lasciano il minimo segno. Il terzo disco, Sheer Heart Attack, anche se lo sanno in pochi, è il migliore della loro discografia perchè è onesto, fatto con la loro testa (non con quella di Bowie o Marc Bolan o Alice Cooper e così via). Un tripudio di pezzi hard rock e altri più soft ma comunque accattivanti. Tra i solchi tuttavia si intravedeva già la linea melodica, carnevalesca e mielosa che lì porterà (dal punto di vista rock che mi interessa) alla rovina. Chi è il fautore di cotanta melassa (quella di Killer Queen o di Lily of the Valley)? Freddie Mercury. Qui apro una parentesi. Freddie Mercury, e lo dico sapendo che il mondo è pieno di estimatori che lo adorano ad occhi chiusi, è il cantante più sopravvalutato dell'intero panorama musicale. Io lo disprezzo perchè ha portato un gruppo come i Queen verso il pop da classifica quando potevano tranquillamente diventare un grande gruppo rock alla stregua di Zeppelin e Purple. Mercury era completamente privo di tecnica vocale e lo si può capire quando, più avanti, comincerà a fare quegli urli che lo hanno reso leggenda, non riuscendo a modulare bene la sua potenza. Da Sheer Heart Attack in poi le sue composizione saranno assolutamente riconoscibili all'interno del gruppo tanto che ormai Mercury era sinonimo di pop e May di rock.
E' con queste intenzioni che viene registrato l'album che, in linea con le caratteristiche del cantante, è il più sopravvalutato della storia del rock, A Night At The Opera. In realtà tutti dovrebbero ammettere che A Night At The Opera lo si possiede per un solo motivo: Bohemian Rhapsody. Il brano fa breccia nei cuori dei più avvezzi alla melodia, col pop più diretto, perchè l'esperto di musica sa benissimo che Bohemian Rhapsody è un'accozzaglia di suoni e voci (un pessimo lavoro di produzione) assolutamente mal riuscito (lo sanno tutti che Mercury ha aggiunto il famoso pezzo coi Galilelo, Figaro solo per allungare il brano). Il singolo è uno dei più venduti nel regno unito (attenzione, nel regno unito, non nel mondo) mentre l'album, di per sè, non è mai arrivato nemmeno tra le prime centro posizioni delle classifiche. Il resto del disco è una miscela di generi dentro canzoni che stufano dopo pochi secondi, dove è chiaro e limpido l'imporsi della figura di Freddie Mercury.
Grazie al suo imporsi i Queen si sono venduti producendo una serie infinita di album uno più brutto dell'altro e singoli dal sicuro impatto commerciale. Allora diciamo una cosa e diciamola per bene: i Queen non sono un gruppo rock, SONO UN GRUPPO DA CLASSIFICA POP. Prendiamo l'album pop per eccellenza del quartetto: The Works. Il disco contiene le più grandi offese musicali del secolo, perle di schifo come Radio Ga-Ga, I Want To Break Free, Hammer To Fall, It's A Hard Life.
Chiariamo un'altra cosa. Io non voglio denigrare i Queen, voglio solo chiarire i loro intenti: intenti commerciali. Tutti i gruppi hanno intenti commerciali, direte giustamente, tuttavia i veramente grandi ci riescono senza tradire le proprie intenzioni (gli Zeppelin hanno fatto brani pop? I Purple? I Sabbath? Non mi pare...). Il mio disprezzo va a Freddie Mercury, ritenuto ingiustamente un grande, bravo solo nel costringere un gruppo alle sue volontà. Ci si carica di compassione quando si parla di lui e della sua morte ma io voglio solo parlare di musica, non di persone. E se parliamo di musica, si sa, i Queen dividono. Non ho mai visto la loro toppa sul giubbetto di un rocker; non ho mai visto un chitarrista sbavare dietro un pezzo di May; non ho mai visto un gruppo fare una cover dei loro brani (dico gruppi underground, non i Metallica che rileggono Stone Cold Crazy, brano tratto da Sheer Heart Attack tra l'altro). I Queen non vengono considerati nel panorama rock, per fortuna, ma solo per i loro inni lacrimosi e privi di valore musicale. Chiunque dell'ambiente (parlo di musicisti veri quindi), non vi dirà mai che i brani dei Queen posseggono architture armoniche di rilevanza o passaggi degni di studio.
Così, quando Paul Rodgers è subentrato nel progetto ("perchè non ha sostituito Freddie, si è solo aggiunto"... ma come cazzo si fa dico io...) mi sono sentito quasi offeso.
Ecco la ragione del mio astio, il motivo base: molti non conoscono Paul Rodgers, non conoscono il suo passato nei Free, nei Bad Company e nei Firm di Page. Non sanno che non sono May e Taylor a guardae dall'alto in basso Rodgers, ma l'esatto contrario! Rodgers è un vero professionista, una specie di mito intoccabile del rock'n'roll anni 70. Quando sento la gente dire che Rodgers non è degno di sostituire Mercury, mi chiedo, ma avranno sentito la sua voce? Sanno chi è Paul Rodgers? Ovviamente no. Mi dicono che non arriva agli acuti di Mercury ma lo hanno mai ascoltato nei Bad Company? Paul Rodgers fa letteralmente venire la pelle d'oca!
Ma non mi si venga a dire che i Queen sono un grande gruppo, evitatelo, se non volete subirvi questo spiacevole sermone dal vivo.
Ps: volete sentire del rock vero? Ascoltate Fire & Water dei Free di Paul Rodgers, così poi ne riparliamo... altro che Freddie Mercury.
